Casa dolce casa, ebbene sì: nonostante tutto, qualche porta si apre
Eppure qualcosa si muove. Nonostante il “mercato della casa sia proibitivo a Bologna per chi viene da un percorso migratorio”, qualcosa si muove: qualche porta finalmente si apre, qualche migrante finalmente trova una casa. L’anno del Centro Astalli di Bologna, avviato dalla riunione dei giorni scorsi tra soci e volontari, riparte da qui; una riunione avvenuta “nel contesto di una emergenza casa che è un grande problema”, come ha detto il presidente Francesco Piantoni. Ma, appunto, sforzi e tentativi fatti hanno portato risultati: si sono aperte le porte di due appartamenti in una zona del centro di Bologna abitato da studenti e qui potranno andare ad abitare migranti in uscita dal Centro Astalli con un contratto (lungo) di affitto a loro intestato, e dunque con un piano percorso di autonomia e con il Centro Astalli di Bologna pronto a intervenire in caso di difficoltà nel pagamento dell’affitto, “ma credo che non ce ne saranno perché gli inserimenti nascono dalle relazioni forti con le persone”, ha detto Piantoni.
UNA NUOVA PROSPETTIVA PER L'IMPEGNO DEI VOLONTARI
Chi entra in questi appartamenti, infatti, sarà ancora accompagnato dal Centro Astalli. E questo è diventato anche un incentivo nuovo a raccogliere questa novità di vita. “Preparare gli ingressi negli appartamenti, poi accompagnarli e proseguire la relazione con chi è uscito” dalla struttura San Salvatore del Centro Astalli: “Non ci limitiamo a mettere le persone in un appartamento, continuiamo a star loro vicino. Non si risolvono tutti i problemi, ma qui sta un punto di forza della riuscita del progetto e una nuova prospettiva dell’impegno dei volontari. Un ruolo di volontariato necessario: dopo le cene con gli ospiti a San Salvatore se ne potrebbero organizzare anche in questi appartamenti.
E non è finita: altre prospettive di alloggio in tre appartamenti sono arrivate da due parrocchie. Altre possibilità di percorsi di autonomia e di replay in piccolo della vicinanza dei volontari come in San Salvatore. “Restiamo un punto di riferimento per chi è passato da San Salvatore”, dicono operatori e volontari e “creare quella vicinanza di persone che in un centro di accoglienza ‘classico’ sarebbe più difficile da trovare o realizzare”. E intanto anche Casa Eden continua a dare una possibilità di casa a giovani mamme migranti.
"ABBIAMO UNA RESPONSABILITA' POLITICA, GRAZIE ALLE RETI ARRIVANO RISULTATI"
Piantoni, all'assemblea di soci e volontari, ha letto le parole del sindaco di Firenze La Pira che rivendicava le sue scelte coraggiose, gli espropri, per dare una casa a chi non l’aveva, ”un bello stimolo da cui partire". Quelle erano parole da sindaco ma sono di stimolo perché di fronte ai tre verbi costitutivi del Centro Astalli (accompagnare, servire e difendere i diritti) delineano una idea di società e comunità diversa, e quindi anche una certa idea di società politica). "Noi non siamo una realtà politica ma abbiamo una responsabilità politica e quel poco che possiamo fare, proviamo a farlo. E per Astalli ora alcune possibilità sul fronte della casa stanno entrando grazie alle relazioni e alle reti con il terzo settore, queste relazioni danno frutti”. Appunto, qualcosa si muove.