Entrare, sentirsi a casa e... felici: vita da volontaria di Astalli
di Sara Masaro
La prima volta che ho sentito parlare di Centro Astalli è stato in @storiedallaltromondo, la pagina Instagram di Francesca Napoli, avvocata del Centro Astalli di Roma, che da anni si impegna in una grandissima attività di divulgazione sui temi delle migrazioni in Italia e dei diritti umani in tutto il mondo. Il tema delle migrazioni mi incuriosiva molto così nella primavera del 2023 ho frequentato il corso “Attraversamenti” di Popoli insieme, che ho poi scoperto essere la sede di Padova della rete di Astalli. È lì che ho sentito parlare il presidente Camillo Ripamonti e che ho capito che anche a Bologna c’è una sede dell’associazione. Appena trasferita in città nel settembre 2024 per proseguire i miei studi, è stato quindi naturale e immediato cercare dove fosse questa sede e chiedere come potevo iniziare a far volontariato.
Per caso mi sono inserita nelle cene del venerdì con i giovani di Azione cattolica del gruppo “Orizzonte Fuorisede”: cena dopo cena, tra una pasta al pesto e una partita a Uno, tra una chiacchierata coi ragazzi e un cous cous, ho stretto dei bellissimi legami sia con gli altri volontari, che con i ragazzi accolti. Il desiderio di tornare a trovarli ha fatto sì che, a seconda dei miei impegni, talvolta cambiassi il giorno della settimana: questo mi ha permesso di conoscere altri volontari, come per esempio Amelia Frascaroli, una delle fondatrici del Centro Astalli Bologna e per me donna da cui prendere ispirazione.
COME A CASA, COME IN FAMIGLIA
Quando entri a San Salvatore-la sede della comunità, molto vicina a piazza Maggiore- respiri fin da subito un’aria di casa, sarà quella tovaglia colorata e quel tavolo lungo in cui ci si siede tutti insieme, sarà la bellezza del semplice stare in compagnia, ma cenare lì è davvero come stare in famiglia. Non si tratta solo di cucinare, mangiare insieme, ma conoscere i ragazzi accolti nella loro quotidianità, vedere tornare da lavoro qualcuno o andare in camera per la preghiera della sera qualcun altro, accogliere i racconti sul paese d’origine o sulla propria cultura di cui ne parla apertamente e rispettare i silenzi di chi è più diffidente.
PER DIVENTARE VOLONTARIO NON SERVONO CORSI DI FORMAZIONE
Don Mattia Ferrari all’evento “Migranti missionari di speranza”, che si è tenuto durante il Festival Francescano lo scorso settembre disse: “Il bene più grande che possiamo dare agli altri è la nostra relazione”, ed è questo quello che cerchiamo di fare, donando il nostro tempo. Personalmente non vivo questa attività come un impegno, ma come un appuntamento durante la settimana che mi fa bene e mi rende felice. Credo che questo sia merito anche dell’idea con cui è nato e continua ad esistere Astalli Bologna: per diventare volontario non ci sono corsi di formazione particolari da seguire e l’accesso nella casa è consentito anche fuori dagli orari del proprio turno. Questo certamente è un’arma a doppio taglio, perché richiede una grande fiducia nei volontari, ma credo che sia ciò che ci permette di sentirci come parte di una famiglia. Nella mia esperienza, ad esempio, mi sono fermata in Astalli qualche volta anche in pausa pranzo, e ho portato più di un’amica alle cene per far respirare loro quest’aria multiculturale a cui sono tanto legata. Come volontari non si è però lasciati soli: una volta al mese circa ci si incontra in un momento di condivisione e talvolta anche di formazione da parte di esperti. Inoltre, nella chat di gruppo, Damiano, l’educatore di Astalli, ogni settimana manda gli aggiornamenti e le necessità dei ragazzi accolti.
Il Centro Astalli è stato ciò che mi ha permesso di inserirmi nel tessuto sociale della città di Bologna, perché mi ha permesso di intessere relazioni, di conoscere altre realtà associative e di partecipare a tanti eventi su tematiche di mio interesse.
SALUTARSI PER 'TOCCARE CON MANO' LA FORZA DEI LEGAMI
Tra i momenti di questo primo anno da volontaria, oltre all’incontro con i referenti delle altre sedi d’Italia, lo spettacolo teatrale del corso di Cantieri Meticci a cui alcuni degli ospiti partecipano e tutte le serate passate a ridere e a giocare, mi porto nel cuore un momento preciso. Quando abbiamo salutato alcuni dei ragazzi che dalla terza accoglienza passavano alla loro prima stanza in affitto autonomo: lì si è vista tutta la forza del legame tra i ragazzi e i volontari, tristi di salutarli ma pieni di gioia nel vederli uscire per percorrere la loro strada.
Nella mia attività lavorativa come operatrice all’accoglienza in una struttura per donne migranti, che ho iniziato pochi mesi dopo l’inizio del mio impegno da volontaria, mi sono accorta, infatti, di quanto difficile sia fare accoglienza e dare gli strumenti necessari per lo sviluppo delle autonomie all’interno di un servizio, in cui la burocrazia e i legami con la rete riducono al minimo il tempo dedicato alla relazione. Un sistema in cui i volontari dell’organizzazione, grazie a un rapporto più vicino ed amicale, supportano gli operatori del progetto di accoglienza, è una formula vincente e un gran punto di appoggio.
DA BOLOGNA AL BELGIO
Spero che questo sia stato solo il primo di tanti anni in questa realtà, e ora sono curiosa di conoscere anche parte dell’associazione di cui il Centro Astalli fa parte a livello europeo, il Jesuite Refugee Service (JRS). Nella primavera del prossimo anno, infatti, insieme ad un’altra volontaria, sarò in Belgio per l’Erasmus studio: abbiamo già preso contatti con la sede di Bruxelles del JRS!
Si dice spesso che quando doni, ti torna indietro più di quello che dai; è una frase fatta, ma per me è stato esattamente così: sono entrata in un’associazione che accoglie, e sono io che mi sono sentita accolta per prima. Concludo riprendendo nuovamente le parole di Don Mattia Ferrari: “L’accoglienza è l’unica via che abbiamo per salvarci dalla decadenza di questo mondo, basta vedere le esperienze di accoglienza per capire che la felicità che si sperimenta in quelle relazioni può salvare le nostre vite”.